Comuni della Battaglia

Tolentino

Abitanti: circa 18.700 – Superficie Kmq. : 94,86 – Altitudine m. slm: 224 – Municipio: 0733.9011

Tolentino

  • Numerose tombe risalenti ai secc. VIII e IV a. C. attestano la presenza di insediamenti piceni sul luogo dell’attuale Tolentino, da cui si sarebbe poi sviluppata come Municipio la Tolentinum romana del periodo augusteo. La scarsità di tracce documentarie ed archeologiche non consente una conoscenza dettagliata di questo periodo, ma la fertilità del suolo, la presenza del fiume Chienti e il passaggio di uno degli itinerari più importanti di collegamento fra il territorio piceno e la valle del Tevere possono ampiamente giustificare la continuità e persistenza di un insediamento urbano, anche per la conformazione del terrazzo su cui sorgeva il primo nucleo, sicuramente favorevole dal punto di vista difensivo. Vescovato fino al VI secolo e, come molti altri centri abitati, soggetta alle incursioni barbariche, Tolentino si ricostituisce in nucleo urbano almeno fin dal 1099. Tra il 1170 e il 1190, secondo quanto attestano documenti storicamente accreditati, la città assume i caratteri di organismo comunale che conserva per i successivi tre secoli, caratterizzati anche da numerose contese con centri vicini come S. Severino e Camerino. Tra la fine del XIV e gli inizi del XVIII sec. Tolentino passa al potere di illustri casate come i Da Varano e gli Sforza, quindi sotto il dominio della Chiesa fino all’avvento di Napoleone. Nel 1797 viene stipulato il Trattato tra Napoleone Bonaparte e Pio VI con il quale la Chiesa deve accettare dure imposizioni economiche e territoriali. Nel 1815 si combatte nelle vicinanze della città la battaglia tra Gioacchino Murat e l’esercito austriaco. La sconfitta del Murat riporta Tolentino sotto l’egemonia pontificia fino all’Unificazione d’Italia del 1861. Negli ultimi decenni del secolo ha inizio per la città un decisivo decollo industriale, che subisce momentanei arresti soltanto in coincidenza di conflitti bellici. Le sorti di Tolentino si legano poi a quelle nazionali, dal primo conflitto Mondiale all’avvento del fascismo, dalla seconda Guerra Mondiale al breve ma doloroso periodo della Resistenza, in cui la città paga un alto prezzo in vite umane e sacrifici, riconosciuti nel 1994 con la Medaglia d’Argento. Tra gli uomini illustri da menzionare ricordiamo:

    • S. Nicola da Tolentino (1245-1305)

    • l’umanista Francesco Filelfo (1398-1481)

    • il Capitano di Ventura Niccolò Mauruzi (1350 c.-1435)

    • il musicista Nicola Vaccai (1790-1848)

Pollenza

Abitanti: circa 5.700 – Superficie Kmq. : 39,47 – Altitudine m. slm: 344 – Municipio: 0733.549981.

Pollenza

  • Nell’opera storica di Tito Livio si legge che nel 584 a.c., durante il consolato di Pubblio Claudio e Porzio Licinio, furono fondate nella Marca Anconetana due colonie denominate Pollentina e Pesaro; Plinio, vissuto più tardi, attesta non essere i Pollentini molto distanti dai Tolentinati. A causa della distruzione degli archivi non è nota la data in cui fu edificato il paese di Montemilone, ma è fama comune farlo risalire alle macerie dell’antica Pollentia; lo conferma anche lo Statuto Comunale, nel quale si legge che il popolo Montemilonese si chiamava un tempo Pollentino, e che il nome di Pollenza si era cambiato in Montemilone, in onore del francese Milone, suo restauratore. Nel 1248 promosse una lega con i comuni limitrofi e partecipò vivamente alle lotte di difesa e conquista. Seguì dapprima la corrente ghibellina e, dopo il 1300, quella guelfa. La croce greca che sovrasta i cinque colli nello stemma comunale starebbe a dimostrare che Montemilone partecipò anche alle crociate. Montemilone poi, perduta la propria autonomia, subì le Signorie e i Vicariati dei Bonaccorsi, dei Lazzarini (sec. XIV), dei Varano e dei Malatesta (sec. XV); sostenne varie ed aspre lotte ed infine il paese fu danneggiato da un terribile incendio ad opera di Ciarpellone, esecutore materiale degli ordini dello Sforza, nell’agosto del 1443. Nell’anno 1815, vi si svolse la battaglia combattuta da Gioacchino Murat, re di Napoli, contro l’esercito austriaco. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, Montemilone, torna a nominarsi Pollenza con decreto reale del 9 ottobre 1962.

Macerata

Abitanti: circa 42.800 – Superficie Kmq. : 92,73 – Altitudine m. slm: 315 – Municipio: 0733.2561.

Macerata

  • Centro di notevole interesse storico-artistico, ambientale e paesistico, Macerata, ricca soprattutto di architetture rinascimentali e barocche, è interessante anche per la mirabile unità ambientale del nucleo storico e per i bei panorami. Pur sostenendosi che Macerata sia sorta dopo la distruzione della romana “Helvia Recina”, avvenuta nel 408 d.C., le sue origini sono da ritenersi più correttamente altomedioevali. Infatti, circa nella seconda metà del X secolo, si hanno le prime notizie di una Terra de Maceratinis e di un Podium Sancti Juliani, due centri che, sottraendosi all’autorità del Vescovo di Fermo, intorno al 1138, si unirono costituendosi Comune. Con gli anni il territorio comunale si ampliò notevolmente, tanto che nel 1290 vi sorse uno Studium Legum, premessa per la nascita della famosa Università e, nel 1320, Papa Giovanni XXII concesse la sede vescovile, innalzando Macerata al grado di città. Subìta la dominazione della famiglia Sforza, nel 1445 Macerata si consegnò ai rappresentanti della Santa Sede da cui ottenne di poter diventare sede dei Cardinali Legati che già amministravano gran parte della regione. Per tutto il XVI secolo la città registrò un grande sviluppo economico ed edilizio, le cui tracce si riscontrano nella costruzione di numerosi palazzi gentilizi, della Loggia dei Mercanti, del Palazzo del Governo. Nel ’600, invece, Macerata subì un accentuato decadimento, la cui maggiore conseguenza fu la riduzione della sede Legatizia a semplice Governatorato. Successivamente recepì le idee del XVIII secolo. Dopo il precario ristabilimento del governo pontificio, nel 1808 Macerata entrò a far parte del Regno Italico sino al 1814, quando Gioacchino Murat se ne impadronì. Sconfitto nella Battaglia di Tolentino nel 1815, il governo Murat aveva avuto comunque tempo di seminare idee indipendentistiche che determinarono, a Macerata, nel luglio 1817, il primo moto rivoluzionario del Risorgimento italiano. Dopo il ritorno del Governo pontificio, Macerata restò sotto la dominazione del Papato sino a quando non venne annessa al Regno di Sardegna dopo la “battaglia di Castelfidardo”. Notevole è stato il contributo di vite umane dato da Macerata alle lotte indipendentistiche del Risorgimento. Garibaldi costituì a Macerata la famosa Legione Maceratese che prese parte ad alcune delle più importanti battaglie condotte dall’Eroe dei due mondi.

Colmurano

Abitanti: circa 1.259 – Superficie Kmq. : 11,17 – Altitudine m. slm: 414 – Municipio: 0733.508287.

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  • Formatosi forse come pagus della romana Urbs Salvia, di quel periodo conserva ancora l’origine del nome che deriva dalla fusione del termine colle con un nome personale romano, probabilmente Murius, utilizzato come aggettivo ed indicante il proprietario della zona. Grazie alla maggiore difendibilità del luogo, elevato sulla collina nell’altro medioevo costituì rifugio per parte della popolazione di Urbs Salvia. Fu poi sottoposto per vari secoli a Tolentino che ne controllava l’elezione del Podestà e dei Priori. A testimonianza della formazione medioevale restano ancora tratti di mura castellane risalenti ai secc. XIV e XV, rafforzate da bastioni e da un torrione a difesa della porta San Rocco, ultima rimasta degli antichi accessi cittadini. Tra le testimonianze artistiche di maggior rilievo è da ricordare la chiesa parrocchiale di S. Donato, ricostruita nei primi decenni del secolo scorso dall’architetto tolentinate Giuseppe Lucatelli. A pianta centrale, conserva una porticina da reliquiario per la quale fu utilizzato un piccolo stendardo ligneo rappresentante la Crocifissione con la Madonna e S. Giovanni, attribuito a Nobile da Lucca (fine sec. XV – prima merà sec. XV), che fu il capostipite della scuola pittorica caldarolese. Pur con qualche diversità, l’iconografia ripete i modi dello stendardo di Croce e della tela di Colfano aventi lo stesso soggetto. La tradizione, ricordata da un manoscritto settecentesco, vuole che la pietra custodita nel reliquiario della Santa Croce si sia spezzata mentre due bambini, nel 1513, giocavano a piastrella rivelando il disegno interno. Da segnalare inoltre, nei pressi della porta omonima, la Chiesa di San Rocco, anticamente rifugio dei pellegrini.